Blog

Associati.net - il tuo commercialista

Legge di bilancio 2019: ecco cosa aspettarsi

Questa settimana prenderà corpo l’ipotesi di manovra finanziaria 2019 che sarà varate entro metà ottobre e si aggirerà sui 25-30 miliardi. Sole24ore, Repubblica e Corriere raccolgono le indiscrezioni sui punti di maggior interesse che riguardano, in particolare, la questione pensioni ed il reddito di cittadinanza.

Oggi si riunisce il Consiglio dei ministri e, anche se l’argomento non è all’ordine del giorno, è possibile che a margine il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, discuta col ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e i vicepremier Di Maio e Salvini della Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, che lo stesso governo approverà entro giovedì. Il Def conterrà le nuove stime di crescita del Pil (corrette al ribasso) e gli obiettivi di deficit e debito, cioè la cornice della legge di Bilancio 2019. Spuntano intanto le penalizzazioni sulle pensioni: taglio dell’1-1,5% per ogni anno di anticipo rispetto a 67 anni.

La riforma delle pensioni per consentire l’uscita anticipata dal lavoro rispetto ai requisiti 2019 (67 anni d’età con 20 anni di contributi oppure 43 anni e 3 mesi di contributi indipendentemente dall’età, un anno in meno per le donne) sarà attuata con la formula di «quota 100». Per andare in pensione basterà che la somma fra età e contributi faccia appunto 100, ma con alcuni limiti: l’età minima dovrà essere di 62 anni mentre gli anni di contributi non meno di 36 (o 37). In altri termini quota 100 si articolerebbe su tre combinazioni: 62+38; 63+37; 64+36. Se quindi si volesse andare a 65 anni, servirebbero sempre 36 anni di versamenti all’Inps. La riforma consentirebbe a una platea potenziale di 433 mila lavoratori di andare in pensione nel 2019, per un costo di 8,6 miliardi.

Sono allo studio tre ipotesi per ridurre il costo della riforma a «quota 100». Riduzione necessaria sia perché nel programma di governo si prevede una spesa di 5 miliardi l’anno e sia perché più si aumenta lo stanziamento per le pensioni, accontentando la Lega, più si dovrà incrementare la spesa per il reddito di cittadinanza, caro ai 5 Stelle. La prima ipotesi per tagliare il costo di «quota cento» prevede che la pensione anticipata venga calcolata col meno vantaggioso metodo contributivo per tutti i versamenti successivi al 1995, quando fu appunto introdotto il nuovo sistema. In questo modo l’importo della pensione si ridurrebbe, secondo i casi, anche del 10-15%. Si prevede inoltre di poter conteggiare non più di due anni di contributi figurativi.

Oltre al calcolo contributivo dal 1996, ci sono due nuove ipotesi dei tecnici per ridurre il costo di «quota cento». La prima prevede una penalizzazione temporanea, cioè un taglio di 1-1,5 punti percentuali della pensione per ogni anno di anticipo rispetto a 67 anni. Per esempio, uscendo dal lavoro a 62 anni, l’assegno sarebbe tagliato fra il 5 e il 7,5%. Ma questa penalizzazione verrebbe tolta al raggiungimento dei 67 anni, quando scatterebbe la pensione piena. La seconda ipotesi prevede invece un taglio permanente, ma in questo caso la penalizzazione sarebbe più bassa: si parla di mezzo punto per ogni anno di anticipo, ma potrebbe essere anche un punto. In ogni caso, le penalizzazioni alleggerirebbero la pensione meno del calcolo contributivo.

La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che il Consiglio dei ministri approverà entro la settimana dovrà indicare, oltre ai tetti di deficit e debito, anche che cosa il governo intende fare per attuare le promesse del programma sottoscritto da 5 stelle e Lega, in particolare sulla flat tax, «quota 100» sulle pensioni e reddito di cittadinanza.

Per quest’ultimo, il movimento 5 stelle vorrebbe dal primo gennaio aumentare le pensioni minime a 780 euro al mese (pensione di cittadinanza) e poi, da marzo, cioè prima delle elezioni europee, erogare l’assegno che integra il reddito di poveri e disoccupati senza altri redditi fino appunto a 780 euro. Per fare questo il movimento chiede 10 miliardi per il 2019. Si tratterebbe infatti di coprire una platea di oltre 6 milioni di persone, inclusi i pensionati. Per coprire la spesa si potrebbe far affidamento sul Rei, il reddito d’inclusione per i poveri varato per il quale sono già stanziati 2,5 miliardi per il 2019 e sul riordino delle altri voci destinate all’assistenza. I 5 stelle propongono anche il taglio della deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni, il taglio delle agevolazioni per i settori che inquinano e l’aumento delle royalties sull’estrazione di petrolio.