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Flat tax, il dibattito: l’aliquota unica al 25% conviene ai risparmiatori?

Fa discutere la proposta dell’Istituto Bruno Leoni su un’aliquota unica al 25% per tutti. Il sole 24 ore vi ha addirittura dedicato un dossier che attualmente conta già 19 articoli in merito, dove le opinioni spaziano da chi esalta l’idea a chi mette in guardia sulle possibili conseguenze.

La proposta è così sintetizzabile: (1) una sola aliquota – pari al 25% – per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (Irpef, Ires, Iva, sostitutiva sui redditi da attività finanziarie); (2) abolizione dell’Irap e dell’Imu; (3) introduzione di un trasferimento monetario – il “minimo vitale” – differenziato geograficamente, indipendente dalla condizione professionale dei singoli ma non incondizionato e contestuale abolizione della vigente congerie di prestazioni assistenziali o prevalentemente assistenziali; (4) ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (ed in particolare della sanità) mantenendo fermo il principio della gratuità del servizio per la gran parte dei cittadini ma imputandone, ai soli cittadini più abbienti, il costo (in termini assicurativi) e garantendo loro contestualmente il diritto di rivolgersi al mercato (opting out). E’ lo stesso Nicola Rossi, Presidente dell’Istituto Bruno Leoni, a definire “ambiziosa” l’idea della flat tax e aggiunge:  Perché non mira a rendere un po’ più efficiente o un po’ più equo il sistema vigente. Non ha natura “incrementale” ma strategica. Non aggiunge strumento a strumenti ma si propone, invece, di rimpiazzare l’intera congerie di strumenti assistenziali che fanno capo all’attuale sistema di sicurezza sociale nel contesto di una profonda riforma della imposizione personale sui redditi. Non implica un aumento della pressione fiscale oggi (come nel caso di alcune proposte relative al sedicente reddito di cittadinanza) o domani (come nel caso di alcune proposte sulla flat tax che si accompagnerebbero a un aumento dell’indebitamento) ma, al contrario, mira a ridurre significativamente tanto la pressione fiscale quanto il peso della spesa pubblica. Last but not least, non guarda alle clausole di salvaguardia previste per il 2018 ed il 2019 dalla legge di bilancio per il 2017 come ad un rischio ma soprattutto come ad una opportunità.

C’è però chi contesta questa soluzione, come Franco Gallo, già Presidente della Corte Costituzionale e Ministro delle Finanze del Governo Ciampi, che proprio nelle pagine del Sole spiega:

A mio avviso, allo stato attuale la via migliore per raggiungere questo obiettivo non è l’introduzione di una tassa ad aliquota costante – del 15% o del 23% o del 25% secondo le proposte più o meno articolate, rispettivamente, della Lega, di Forza Italia e dell’Istituto Bruno Leoni – ma è il ridisegno delle aliquote, degli scaglioni, delle deduzioni, delle detrazioni, della quota esente e di ogni tax expenditure secondo il principio rawlsiano del maximin. Un ridisegno, cioè, realizzato in modo che le classi meno abbienti risultino ragionevolmente più avvantaggiate o meno svantaggiate rispetto a quelle più ricche e, nel contempo, queste ultime siano assoggettate ad aliquote superiori a quella nominalmente piatta. In momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo bisognerebbe, in altri termini, ricostruire una curva della progressività che: rimedi allo strutturale eccesso di pressione fiscale sui redditi di una classe media sempre più impoverita; non favorisca chi più ha; sia, comunque, accompagnata da una sorta di imposta negativa sotto forma di trasferimento o sussidio per i contribuenti più bisognosi (gli «incapienti»). Alla difficoltà, poi, di differenziare sgravi e agevolazioni in proporzione alla situazione economica familiare si dovrebbe porre rimedio con appropriate politiche della spesa attraverso l’attribuzione selettiva di assegni ai nuclei familiari con minori e anziani non autosufficienti. 

E ancora, c’è chi la definisce l’antidoto per un “fisco più giusto” e chi la ritiene anticostituzionale. Chi pensa che essa comporterebbe un conto salato per i ceti medi e chi l’ha definita “un passo in avanti oltre l’ideologia della progressività”. Se il tema vi interessa, continuate a seguirci, vi terremo aggiornati sugli svilluppi.